Negli anni Novanta ha realizzato una serie di lavori in cui le pagine delle riviste glamour diventavano il supporto per i suoi interventi pittorici. Successivamente è passata a elaborare delle fotografie in cui corpo e vestito coincidevano. Inoltre la pelle, sempre di personaggi femminili, è diventata il luogo di ricami, come un piercing fantastico che disegna grandi arabeschi. Tra la pelle, i tessuti murali e le tappezzerie, è scomparsa ogni differenza, espandendo l’universo della bellezza femminile per farlo coincidere con quello della decorazione.
Una serie di opere famose e in gran parte riconoscibili anche da parte del pubblico, ha subìto un leggero trattamento a prima vista non riconoscibile.
L’artista ha creato piccole screpolature nella pelle, scavato accenni di occhiaie, ha distribuito i segni della vecchiaia sulle mani di questi soggetti artistici famosi: la Testa di Afrodite (150 a.C., Parigi, Museo del Louvre), il Ritratto dei coniugi Arnolfini di Jan Van Eyck (1434, Londra, National Gallery), la Gioconda di Leonardo da Vinci (1503-1506, Parigi, Museo del Louvre), La madonna dei garofani (1506-1507, Londra, National Gallery) e la Fornarina di Raffaello (1518-1519, Roma, Palazzo Barberini), l’Autoritratto con cappello di paglia (1782, Londra, National Gallery) e il Ritratto della regina Maria-Antonietta (1783, Versailles, Museo Nazionale) di Elisabeth Louise Vigée Lebrun.
Questo invecchiamento, non certo precoce, riesce a creare un sottile paradosso. L’arte che serve a congelare in eterno i volti, a tramandarli per sempre belli e giovani, ha subìto una modificazione che spiazza lo spettatore. Concettualmente si è intervenuti a ridare un principio di realtà a ciò che è ormai definitivamente passato all’estetica.
La bellezza deve rimanere inalterata, lo stesso mito dell’eterna giovinezza, così tassativo nella nostra società di fitness e spa per tutte le tasche, diventa lo sfondo di un’artificialità che si è sovrapposta alla natura. Nicole Tran Ba Vang restituisce una dose di realtà a ciò che le era distante e con questi lavori ridona la vita ai capolavori del passato.
Perché il vero obiettivo non è quello di mettere in crisi dei modelli di bellezza codificati dalla storia dell’arte, ma di far leggere l’attualità, il mondo che viviamo, attraverso i modelli storici.
In fondo la sottile inquietudine di queste opere consiste nello scoprire la verità nascosta nello specchio di Dorian Gray. La bellezza è stata assorbita interamente nella rappresentazione, ma il tempo non può essere arrestato, sospeso.
L’arte restituisce verità alle cose, nonostante le tante distrazioni di una società in cerca sempre di nuovi miti.
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